Chi si innamora di se stesso non ha rivali.
(Benjamin Franklin)

Uno studio appena pubblicato ha provato a rispondere a questa domanda: “La bellezza è la promessa della felicità?”

La risposta (1), piuttosto scontata, è che la bellezza è una promessa di felicità*, ma i suoi effetti positivi sono indiretti – in altre parole, la bellezza aumenta le probabilità che l’uomo o la donna attraenti sposino partner più istruiti e benestanti o svolgano professioni meglio retribuite, ma sarebbe la migliore riuscita economica (effetto positivo indiretto) – piuttosto che la bellezza in sé – ad aumentare la felicità. A sorpresa invece, gli effetti complessivi della bellezza (o della sua assenza) sono quasi identici per entrambi i sessi.

A questo punto verrebbe da chiedersi se la chirurgia estetica può ovviare a questa disparità di risultati, “creando” (o restituendo) la bellezza. La risposta è negativa: il contributo della chirurgia estetica al miglioramento della percezione della bellezza è marginale (2, 3).

Niente di personale

Dobbiamo concludere che la bellezza è, per la maggior parte, una qualità dei corpi che agisce meccanicamente sulla mente umana attraverso l’intervento dei sensi.
(Edmund Burke)
Perché la bellezza sarebbe così determinante da influenzare addirittura un destino, e perché ne siamo così attratti? “Non possiamo impedirci di essere creature altamente visive” – scrive il filosofo Alain de Botton (4) – “dobbiamo accettare con grazia stoica che l’aspetto personale è semplicemente una delle parti meno democratiche della vita: preferire un aspetto piacevole a uno ordinario è come preferire una giornata di sole a una nuvolosa. La causa è universale, naturale e impersonale”.

Inoltre, non possiamo dimenticare che viviamo immersi in un continuum inesorabile di bellezza, esposti come siamo a migliaia di stimoli estetici quotidiani: dal momento in cui la tribù ha ceduto il passo al mondo intero – scrive ancora de Botton – “la nostra idea di avvenenza è stata definita da una straordinaria, perfetta élite. Quando vivevamo in piccoli villaggi potevamo credere di essere la decima persona più bella del circondario, e questo ci confortava, mentre ora ci viene ricordata ogni giorno la nostra mediocrità”.

Piacersi per piacere

Uno dei problemi più comuni è lo sguardo impietoso che riserviamo a noi stessi. Numerosi studi (5) indicano che anche se in genere sappiamo giudicare abbastanza bene il nostro valore estetico, in media le valutazioni che gli altri danno di noi sono sempre migliori o più favorevoli delle nostre. Insomma,siamo i nostri critici più spietati e tendiamo a concentrarci sulle nostre imperfezioni, e allo stesso tempo siamo troppo distanti dai nostri modelli di bellezza per osservare le loro: la nostra percezione della bellezza degli altri potrebbe indebolirsi se avessimo l’occasione di riconoscere i loro difetti (6).

Un dato interessante è che nella valutazione dell’aspetto il viso vince decisamente sul corpo: a eccezione dell’obesità patologica, per esempio, un bel viso assicura un punteggio complessivo migliore anche se il fisico non è nella sua forma migliore (5). Il primato del viso si riflette non solo sulla valutazione che diamo della gradevolezza altrui ma anche della nostra, al punto che è stata dimostrata un’associazione neurale tra autovalutazione della bellezza del viso e autostima (6).

Le consolazioni della chirurgia estetica
La vita non consiste nel trovare se stessi. La vita consiste nel creare se stessi.
(George Bernard Shaw)

La chirurgia estetica può dare un contributo importante alla qualità della vita grazie alla sua capacità di migliorare l’aspetto delle persone e di conseguenza l’immagine che hanno di sé. Piccoli e grandi ritocchi servono proprio a questo, a riconciliare l’idea che ciascuno ha di se stesso con ciò che appare all’esterno. La chirurgia estetica può porre le condizioni per accrescere o ripristinare l’armonia tra l’interiorità e l’esteriorità della persona, e spesso bastano interventi minimi per ritrovare l’equilibrio complessivo di una figura o addolcire un viso.

L’ideale estetico ha poco a che vedere con il ritrovato benessere, del tutto svincolato dalla perfezione dei lineamenti. Nella competizione sentimentale e professionale donne e uomini molto più stereotipicamente belli di attori o modelli possono risultare perdenti rispetto a controparti meno attraenti ma con qualità irresistibili quali il fascino, il carisma o la semplice simpatia.

Dell’arte di invecchiare
Niente invecchia di più che cercare di sembrare giovani.
(Karl Lagerfeld)

L’invecchiamento è un processo fisiologico inevitabile che comporta cambiamenti significativi dell’aspetto. Tali cambiamenti spesso non coincidono più con la visione che abbiamo di noi stessi. Rincorrere il tempo è un esercizio sfibrante quanto inutile al quale la chirurgia estetica non può che sottrarsi: il gesto chirurgico può attenuare la fatica, la malinconia, la severità di un viso o restituire al corpo una certa freschezza, ma qui il suo compito termina. “L’ideale fisico ha i suoi limiti. Non è certo perché si oggettivano i criteri della giovinezza, le curve e il turgore levigato della babyface che ci si aspetta di vederli su una persona di cinquant’anni” (7). Forme grottesche e caricaturali, volti pietrificati e inespressivi non solo non smentiscono l’avanzata degli anni, ma semmai la enfatizzano.
I nuovi canoni estetici dell’invecchiamento sono molto più rispettosi e realistici rispetto al passato. Figlie degli anni ’50 e ’60, sane, attive, e con decenni di vita davanti a sé (8), le baby-boomers hanno le idee molto chiare: non vogliono ringiovanire, ma pretendono di invecchiare bene (9). A fianco dei modelli della seduzione carnale e immediata tipici della giovinezza troviamo oggi signore che hanno saputo coltivarsi negli anni, dentro e fuori, fino a imporre uno stereotipo estetico credibile, elegante, e ciò che più conta, dignitoso.

* In una società molte delle differenze in termini di felicità derivano da caratteristiche essenzialmente immutabili, che sfuggono al controllo dell’individuo (2).

Bibliografia
(1) “Beauty Is the Promise of Happiness?” Daniel S. Hamermesh, Jason Abrevaya, IZA DP No. 5600
(3) Zimm, A. Joshua, et al. “Objective assessment of perceived age reversal and improvement in attractiveness after aging face surgery.” JAMA facial plastic surgery 15.6 (2013): 405-410.
(4) Alain de Botton, “On not liking the way one looks”
(5) Daniel S. Hamermesh, “Beauty pays: Why attractive people are more successful”, Princeton University Press, 2013
(6) Semir Zeki, Self-face evaluation and self-esteem in young females: an fMRI study using contrast effect, Neuroimage. 2012 Feb 15;59(4):3668-76.
(7) “Les médecins ont-ils bon goût?”, ELLE, 21 novembre 2014
(8) “Why Everything You Think About Aging May Be Wrong”, The Wall Street Journal, 30 novembre 2014
(9) “The Silver Economy: Cosmetics and fashion eye new sales front”, Financial Times, 7 novembre 2014