SOSTITUZIONE DELLE PROTESI MAMMARIE

La revisione della mastoplastica additiva, che generalmente implica la rimozione e/o la sostituzione delle protesi in silicone, si effettua nella maggior parte dei casi per modificare la dimensione o il tipo di protesi mammaria, più raramente per correggere le complicanze di una mastoplastica additiva precedente (contrattura capsulare, rottura, dislocazione della protesi o perdita di consistenza). In entrambi i casi, l’obiettivo dell’intervento è il ripristino di un profilo mammario armonioso, femminile e naturale.

Le protesi mammarie in silicone sono state sviluppate negli Stati Uniti nel 1962 ma furono approvate dall’FDA solo nel 1976, e solo nel 1988, dopo che si erano accumulate prove incontrovertibili della loro sicurezza, vennero classificate come dispositivi medici di classe III per la chirurgia estetica e per la chirurgia ricostruttiva. Secondo le stime dell’FDA nel mondo ci sono 10 milioni di donne con protesi mammarie, e la maggior parte degli interventi di mastoplastica additiva ha una motivazione puramente estetica.

Indicazioni

  • Si desidera modificare la forma o la dimensione (aumento o riduzione) delle protesi mammarie
  • Si desidera correggere la posizione e/o la forma e/o la dimensione delle protesi mammarie a seguito di una gravidanza, di una forte perdita di peso o del semplice invecchiamento fisiologico
  • Si è formata una contrattura capsulare – ossia un ispessimento/indurimento dei tessuti – intorno alle protesi mammarie

Le protesi mammarie sono danneggiate e la risonanza magnetica documenta una perdita. Le rotture sono rarissime e nella maggior parte dei casi si tratta di fenomeni intracapsulari, che non comportano perdita di silicone.

L’intervento di sostituzione delle protesi può essere associato all’aumento (mastoplastica additive-link- pag), la riduzione (mastoplastica riduttiva- link-pag), o il sollevamento (mastopessi-link-pag) del seno.

Invecchiamento

La natura presenta una gamma relativamente ampia di tipologie di seno. La variabilità è determinata dalle caratteristiche soggettive dei tessuti molli e del parenchima, e dall’interfaccia tra quest’ultimo e i muscoli pettorali sottostanti. L’interazione tra la protesi mammaria e i tessuti adiacenti varia a sua volta tra le donne in funzione dell’anatomia, del tipo di impianto, e delle caratteristiche dei tessuti molli che lo circondano. Tutti i tessuti umani invecchiano, e quelli del seno non fanno eccezione; con il tempo la pelle assottigliata e meno elastica finisce per stirarsi anche se non deve sostenere il peso delle protesi mammarie. L’interazione tra il tessuto e le protesi si somma ai cambiamenti fisiologici inevitabili dei tessuti molli, incidendo sull’aspetto a lungo termine del seno. In questi casi è indicato associare all’eventuale sostituzione delle protesi l’intervento di sollevamento del seno (mastopessi). Gli accessi chirurgici sono gli stessi dell’intervento primario, fatta eccezione per l’incisione verticale tra solco sottomammario e areola, che consente di rimuovere il tessuto eccedente e rilassato per conferire nuovamente al seno un aspetto armonioso e tonico.

Contrattura capsulare

La contrattura capsulare è la fisiologica formazione di tessuto cicatriziale intorno a qualsiasi corpo estraneo venga impiantato nell’organismo. In altre parole, la capsula non è altro che la normale risposta del corpo a un materiale estraneo e ha il compito di isolare l’organismo dall’impianto – si tratti di una protesi di chirurgia estetica, di chirurgia ortopedica o di cardiochirurgia, per esempio un pacemaker. In circostanze normali la capsula, che altro non è che una “tasca” di tessuto, è morbida, sottile, elastica, e praticamente inavvertibile. Si parla di “contrattura capsulare”, un’evenienza rara, solo quando questa tasca si ispessisce e quindi si indurisce intorno all’impianto, fino a distorcerne la forma e renderlo parzialmente visibile e duro al tatto. Il grado della contrattura capsulare si misura secondo la scala di Baker:

GRADO Iil seno è morbido e naturale per dimensione e forma (la protesi non è visibile né palpbabile)
GRADO IIil seno è leggermente più sodo del dovuto, ma di aspetto normale (la protesi non è visibile, ma è palpabile)
GRADO IIIil seno si è indurito e ha un aspetto anormale (la protesi è visibile e palpabile)
GRADO IVil seno è duro, dolente al tatto e ha un aspetto anormale (la protesi è completamente deformata).

La sostituzione delle protesi mammarie è indicata solo per il grado III e IV della scala di Baker. L’intervento prevede la rimozione della capsula parziale o totale (capsulectomia) o la sua sola incisione (capsulotomia) associata alla rimozione della protesi; la sostituzione con protesi della stessa dimensione o di dimensioni maggiori di quelle originali avviene attraverso gli stessi accessi chirurgici della mastoplastica additiva precedente; viceversa, il passaggio a protesi di dimensioni più ridotte o l’associazione della rimozione di capsula e protesi al sollevamento del seno (mastopessi-link-pag) richiede l’aggiunta di una incisione verticale, posizionata tra il solco sottomammario e l’areola, per consentire la rimozione del tessuto in eccesso.